Il concerto dei Mad Fellaz a Romano d’Ezzelino.

 di Giuseppe Bonan

Domenbica 3 febbraio 2019, reduce da un’esperienza analoga in quel di Milano a La casa di Alex, la band dei Mad Fellaz ha tenuto un concerto per la presentazione del suo nuovo album dal titolo “III”. L’esibizione ha avuto luogo presso il Teatro G. Gnoato in via Lanzarini 16 al Sacro Cuore di Romano d’Ezzelino (di fianco alla chiesa). L’evento è iniziato alle sei del pomeriggio, non proprio puntualmente ma, si sa, in certi casi il quarto d’ora accademico è d’obbligo.

Piuttosto, merita più di una nota la pressoché totale partecipazione di pubblico, in quanto il teatro ha registrato il tutto esaurito, che ha partecipato con la modesta somma a persona di cinque euro (o più, a discrezione del partecipante, per l’appunto) a sostenere l’attività del gruppo musicale. I componenti dello stesso sono Marco Busatto alla batteria, Paolo Busatto e Ruggero Burigo alle chitarre, Carlo Passuello al basso, Enrico Brunelli alle tastiere, Rudy Zilio al clarinetto, Lorenzo Todesco alle percussioni, Luca Brighi alla voce.

L’ensemble originario di Bassano del Grappa vanta all’attivo un paio di album di genere prog rock, uno dei quali solo strumentale, l’altro caratterizzato ulteriormente dall’ausilio della voce di Anna Farronato. Un brano di quest’ultimo è stato riproposto a chiudere il tutto in teatro il 3 febbraio, con la voce questa volta ovviamentedi Luca Brighi.

Apllausi e battute ironiche – del tipo “Spero che non abbiate sbagliato concerto.” o “E’ giunto il momento del prossimo pezzo”– di Ruggero Burigo – vien da pensare forse il deus ex machina del gruppo – hanno scandito l’alternarsi dei brani, la maggior parte dei quali della durata raramente sotto i dieci minuti.

C’è da dire che, come spesso accade, le canzoni dei Mad Fellazrendono molto di più dal vivo che su album, almeno per ciò che si può dedurre dalla presentazione del disco in questione, che li ha visti e sentiti – soprattutto – spaziare dall’ambient al metal nel giro di pochi minuti, e, tra l’altro, citare opere dei mostri sacri dell’appena nominato genere come “Kashmir” o “Stairway to Heaven dei Led Zeppelin (già dai titoli dei loro album se ne deduce l’ispirazione) o anche musica classica. A volte la melodia di una sola chitarra caratterizza l’inizio di un brano, per poi arricchirsi del suono degli altri strumenti, arrivando a far percepireun muro di suono che potrebbe far pensare ai Giardini di Mirò, ai quali comunque i nostri hanno poco da invidiare. 

Come ospiti, ad arricchire il tutto, erano presenti un quartetto d’archi e l’amico Davide Baratto ai cori e alla chitarra d’accompagnamento, in prestito dagli Alphard, nuovo gruppo della scena prog rock strumentale locale che recentemente ha presentato il proprio album al Labi Room di Rosà.

Entrambi si trovano su bandcamp… il portale per gruppi musicali emergenti e non.

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